Day 1. Parigi-Roubaix

Day 1. Parigi-Roubaix

Fango, melma, pantano, sassi, pavè, terra. E ancora terra, pavè, sassi, pantano, melma, fango.

Quando ci raccontano qualcosa sulla Parigi-Roubaix ci dicono che è una corsa molto dura, denominata appunto L’Inferno del Nord perché uscirne sulle proprie gambe è veramente difficile.

Beh quest’oggi abbiamo avuto la conferma che quello che dicono è vero. Anzi non rende abbastanza. E’ stata un’impresa titanica il solo assistere Paolo, senza rompere le macchine infognandosi in qualche pozzo o finendo in qualche fosso a lato dei tratti di pavè.
Nonostante questo inferno di terra e fango Paolo come sempre ne è uscito alla grande. Macchè grande, alla grandissima. Su dieci ore totali di pedalata si è preso nove ore e mezzo di pioggia scrosciante, di quella da settare i tergicristalli su velocità massima, e nonostante tutto è riuscito a fare i 25 chilometri orari di media.
Una cosa da pazzi. Come lui del resto.

Nell’ultima mezz’ora poi, quando nessuno di noi ci sperava più, tutto ad un tratto si è alzato in cielo il sole. Bello, caldo, ristorante. Una ventata di positività che ci ha permesso di immortalare nel migliore dei modi l’arrivo di Paolo nel Velodromo di Roubaix, uno dei templi mondiali del ciclismo. Un po’ di Paradiso dopo essere passati per l’Inferno Nero della Foresta di Aarenberg e del Carrefour de l’Arbre. Due tratti di pavè che definire devastanti da percorrere è dire poco.

Ha attraversato senza battere ciglio e senza risparmiarsi tutti i 27 tratti di pavè compresi nei 257 chilometri totali della Parigi-Roubaix. Chilometri dove mostri sacri del ciclismo hanno scritto pagine indelebili della storia di questa disciplina. Ci ha fatto emozionare vederlo sorridere sempre nonostante fosse tutto ricoperto di fango, letteralmente dalla testa ai piedi. Vi assicuro che la sua bicicletta era più terra che altro, è stata una faticaccia lavarla.

Come sempre Paolo non ha tradito le aspettative nonostante la difficile giornata sotto il profilo climatico. Ma del resto potevamo aspettarci il sole qui nella terra della pioggia e delle nuvole? Sarebbe stato poco verosimile, dissonante con la durezza di queste sfide, mentre l’impresa che Paolo sta facendo è vera, estremamente vera!

Appuntamento a domani con un’altra corsa leggendaria, la Ronde come la chiamano qui, con i suoi terribili muri in pavè spalmati in 260 chilometri.

E come dice Paolo, Positivi Sempre! A domani!

 

Federico Pozzer