RAAM - Race Across America - 2011

RAAM - Race Across America - 2011

Nel 2011 ho preso parte ad una delle gare di Ultracycling più famose ed affascinanti del mondo, la RAAM, che letteralmente significa “Corsa attraverso l’America”. Questa si disputa ininterrottamente dal lontano 1982, e si può partecipare solo in seguito al raggiungimento di selettive prestazioni nel campo del ciclismo estremo.
E’ la competizione di cui vado più fiero, perché ero alla prima partecipazione in assoluto, ed era anche la mia prima gara extra-continentale.
Ho chiuso settimo nel complesso, pedalando 9 giorni, 21 ore e 16 minti per compiere i 4.800 km previsti dalla gara con 38.000 metri di dislivello. Nell’occasione ho stabilito il nuovo record della competizione per quanto riguarda i debuttanti, battendo di 2 ore e 14 minuti il precedente record.
Facevo Ultracycling da due anni appena, ed è stata una grande sfida contro me stesso. Non avevo la preparazione fisica che possiedo adesso, ed ero, se vogliamo, alla prova del fuoco. Mi ero preparato molto duramente nel 2010 per questa competizione. Doveva essere la mia consacrazione a livello mondiale nel settore, e fortunatamente lo è stata.
Mi sono recato in America qualche giorno prima dell’inizio per ambientarmi e guardarmi un po’ intorno, finchè non è arrivato il fatidico 19 giugno 2011. L’avventura ha preso il via dallo stato della California, nella città di Oceanside, vicino San Diego, un vero paradiso di mare.
La gara ha attraversato 12 stati diversi, nell’ordine California, Arizona, Utah, Colorado, Kansas, Missouri, Illinois, Indiana, Ohio, West Virginia, Pennsylvania e infine Maryland.
Un interno continente tagliato in orizzontale.
Dei 58 atleti al via abbiamo chiuso solamente in 18, e questo secondo me dà la dimensione della difficoltà della competizione. Fortunatamente io ero ottimamente assistito e seguito sotto il profilo logistico e della salute, grazie al mio fantastico staff di nove amici capitanati da Mauro Farabegoli. Senza di loro tutto sarebbe stato impossibile tutto quel che ho fatto. Abbiamo riso e scherzato assieme tutto il tempo, chiaramente mentre io pedalavo.
Ho incontrato ogni tipo di asperità climatica. Pioggia, vento, sole, freddo, caldo, deserti, montagne, pianure interminabili, uragani, escursioni termiche di 30° in poche ore. In Kansas per 220 km non ho visto altro che strada dritta, mai un’anima via. Pensate che, sempre in quello stato, ci ha tagliato la strada un uragano, abbastanza usuale da quelle parti!
Ho pedalato per circa 21 ore al giorno, dormendo le altre tre. Talvolta mi addormentavo sulla bici dal sonno. Ho percorso circa 505 km per ogni giornata, bevendo 40/50 litri di acqua al giorno, mangiando 15 meloni e ananas di media. Senza contare i chili di pasta! E’ stata una gara ed un’esperienza che mi rimarranno dentro non solo a livello sportivo, ma anche fisico. Ho imparato a conoscere i miei limiti, a spingermi fino alla massima soglia di sopportazione senza però degenerare il mio fisico, perdendo “solo” 5 chili.
Non ho mai avuto un momento di esitazione, non mi sono mai detto “non riesco a farcela”. Forse perché ho la testa molto dura, forse perché i miei compagni di Team sono stati fantastici nel sostenermi.
La gara si è conclusa ad Annapolis, nel Maryland, ed è stata per me una soddisfazione enorme, indescrivibile. Sono stato travolto dall’affetto di amici, parenti, compaesani, che al rientro mi hanno organizzato una grande festa in paese.

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